Purtroppo da noi non esiste una vera cultura della sicurezza. Lo sappiamo, lo Stato e la Costituzione la garantiscono per legge, ma questo, come spesso noti, non è sufficiente a tutelarti dalle aggressioni e dalle violenze.
E’ molto difficile che questa educazione venga data dalla famiglia, a meno che qualche membro della stessa non lavori seriamente nel settore…ma credo che questi siano casi rari.
Forse potrebbe essere insegnata a scuola, ma visto che viviamo in un paese civile dove, come sopra ho scritto, la sicurezza e il quieto vivere sono dei “beni” tutelati dallo Stato, è quindi un argomento che purtroppo esula dal programma scolastico…la scuola quindi non la insegna, anche se potrebbe farlo, almeno per alcuni aspetti che andremo poi ad esaminare.
E’ chiaro che in ambito scolastico andremo incontro a problemi di vario tipo, che si intersecano tra loro, quali:
- orari
- risorse economiche
- formazione dei docenti/istruttori
- integrazione della materia nel programma scolastico
In altri paesi, e qui mi viene in mente Israele, le cose sono ben diverse. Certo che loro hanno anche ben altri problemi…convivono con il terrorismo e quindi sono costretti ad adottare comportamenti e ad analizzare situazioni ed ambienti che frequentano, ciò che dopo approfondiremo…
Quindi possiamo affermare che hanno sviluppato una mentalità orientata alla sicurezza.
Altrimenti non portano a casa la pelle…e qualche volta non la portano a casa lo stesso, perché certi eventi/attentati non sono facilmente prevedibili, nonostante protocolli di comportamento e minuziosi controlli.
In ogni caso, qui da noi forse è meglio fare da soli…
Molti di noi conoscono persone che si cacciano nei guai, o meglio in situazioni “spiacevoli”…
Diciamo che verosimilmente sembra “creino” il contesto per generare la situazione difficile…
Cosa avranno queste di particolare? La risposta spesso ce la diamo noi stessi…
Forse queste persone esprimono:
- un modo di fare che possiamo riassumere come una condotta “non opportuna”
- un modo di rispondere e dialogare provocante che invita e favorisce il litigio
In vero possiamo affermare che proprio questi nostri atteggiamentipotrebbero aver scatenato l’aggressione verso la nostra persona.
Quindi la vera chiave di lettura è:
- usare il buon senso
- apprendere degli opportuni comportamenti da tenere in determinate situazioni
Facile? No…non è facile, ma neppure impossibile.
Per ciò che riguarda il primo punto, il buon senso, credo non necessiti di spiegazioni…nella vita serve sempre, a maggior ragione se riguarda la tua sicurezza personale e la tua vita.
Quindi, a costo di ripetermi, evita di frequentare zone malfamate, persone sconosciute, zone buie e isolate…le solite attenzioni che “chiunque” dovrebbe osservare, insomma…
Per quanto riguarda il secondo punto, affrontiamo un discorso non facile, che può essere interpretato in più modi, tra l’altro molto diversi tra loro…si teorizza molto di:
- capacità di comunicare
- capacità di interagire
- capacità di osservare sia l’ambiente che le persone che ti circondano
Secondo la mia modesta opinione ed esperienza, posso dire che in una aggressione o atto di violenza, le tre cose incidono, a seconda dei casi, in percentuale sensibilmente differente…ora lo spiego meglio!
Beh…al punto a) viene data molta importanza. Giusto! Ma dalla mia esperienza lo posso ritenere giusto solo in determinate situazioni…
Cioè quando aggressore e aggredito vengono a confronto in modo più o meno palese diretto o indiretto…
E’ vero che la violenza e l’aggressione sono sempre considerati come fatti non isolati, ma come una successione e concatenazione di scambi comunicativi, comprendenti una serie di azioni da parte di vittima e aggressore che determinano poi la sconfitta di uno dei due…però…
Approfondiremo nel prossimo post…
Naturalmente accetto critiche (costruttive), suggerimenti e opinioni…
A presto
Ermes

